Oreste ed Amleto - Vecchie riflessioni
Vecchie riflessioni sull'Orestea di Eschilo e l'Amleto di William Shakespeare, derivanti da un vecchia U.D. prodotta durante il biennio S.I.C.S.I. ( minchia!!).........
......Oreste viene da una famiglia malata e maledetta, anzi, malata perché maledetta; la casa di Atreo sopporta da generazioni gli effetti della maledizione di Mirtilo, che comporta un susseguirsi di lutti sanguinosi, la scomparsa violenta della maggior parte dei discendenti di Pelope.
Agamennone, padre di Oreste, comandante supremo dell’esercito greco partito per Troia, è l’ultima vittima, non senza colpa, della maledizione; è eliminato dalla moglie Clitemestra e dal parente Egisto, divenuti amanti. Clitemestra, come si legge nei vv. 1412 – 1425 dell’Agamennone, rivendica la giustizia del suo atto, determinato dalla volontà di vendicare la morte della figlia Ifigenia, fatta sacrificare dal re suo marito per permettere all’esercito panellenico la partenza da Aulide.
La vicenda di Amleto è, a prima vista, molto simile: lo zio Claudio uccide il padre del giovane con del veleno e ne sposa la madre Gertrude ( lo si comprende in Amleto, atto I scena V ).
Dunque i due principi sono accomunati da una ferita simile, tanto più profonda perché essa sanguina nel cuore stesso della casa e dei rapporti familiari. La pietà di un figlio nei confronti di un padre dovrebbe portare alla vendetta, all’eliminazione degli assassini; tuttavia i due eroi non possono non considerare che tale vendetta coinvolgerebbe il sangue dei propri più stretti congiunti. La pietà del giovane Oreste è espressa nella preghiera ad Hermes ctonio all’inizio del dramma, il secondo della trilogia dell’Orestea, Coefore ( si vedano soprattutto i vv.1 – 21 ).
Oreste, secondo il vaticinio del dio Apollo, deve perseguire coloro che hanno eliminato suo padre uccidendoli, pena l’essere colpito da una terrificante punizione, la malattia e la morte. Tuttavia, seguendo il volere divino, egli dovrebbe eliminare colei che lo ha generato.
Amleto ha, invece, un intero mondo di possibilità dinanzi a sé: può ascoltare lo spettro di suo padre che chiede vendetta, può non ascoltarlo e vivere nell’ipocrisia, può uccidere unicamente lo zio Claudio, può coinvolgere nella sua sete di vendetta la madre Gertrude…
Oreste sceglie il destino che gli hanno preparato gli dei, ingannando sua madre ( Coeph., vv.668 – 699 ), affrontandone le maledizioni, uccidendola dopo un serrato, feroce, risentito dialogo, in cui tuttavia l’eroe ha un momento di incertezza, superato grazie al ricordo del potere dell’oracolo pizio ( Coeph., vv.892 – 930 ) . Tuttavia la vendetta prescritta non è priva di dolore e afflizione.
Amleto non ha un dio che gli dica cosa fare, ma ha una continua tensione riflessiva e etica che lo porta più volte a chiamare in causa il Dio dei cristiani. Dio non dà ordini ma è un polo dialettico, e tale dialettica si svolge tutta nell’animo del principe di Danimarca, assumendo i toni di una profonda meditazione esistenziale, il celeberrimo “ To be or not to be “( Amleto, atto III , scena I ).
Oreste, compiuto il matricidio, vede la terribile potenza demonica delle Erinni ( Coeph.,vv. 1021 – 1060 ), e le sue facoltà mentali vengono velocemente stravolte dall’orrore e dalla paura; inizia un suo reale delirio.
Amleto usa la follia come strategia, dissimulazione. Le azioni di un folle non sono comprensibili o prevedibili, permettono di comprendere le cose da una prospettiva di straniamento. Questa prospettiva di apparente alterazione, permette l’azione indisturbata, o quasi, del soggetto, ed una sua comprensione paradossalmente lucida del contesto che lo circonda ( cosa chiara alla lettura di Amleto, atto II, scena II).
I due eroi vivono una vicenda, come abbiamo visto, per certi aspetti simile ma per altri piuttosto differente. In particolar modo la conclusione della trilogia tragica di Eschilo e l’ultimo atto dell’Amleto di William Shakespeare rivelano la profonda lontananza fra una concezione classica ed una moderna in relazione all’elaborazione di una trama e alle possibili azioni dei personaggi.
Oreste, compiuta la sua vendetta, è immediatamente oggetto di una persecuzione: le Erinni, orribili entità demoniache, lo assillano e lo terrorizzano in nome del loro eterno compito, quello di punire coloro che versano il sangue dei propri congiunti.
Tuttavia il sangue versato di Clitemestra non causerà lo spargimento del sangue di Oreste, la catena di morti e uccisioni è arrestata da un elemento capace di porre ordine in tanto caos, ovvero un equo giudizio, la cui necessità è riconosciuta dalle Erinni stesse ( Eum, vv. 415 – 435 ). Per giudicare l’atto di Oreste e chiarire quale e dove sia la giustizia si ricorre ad un agone, nell’ambito dell’istituzione dell’Areopago( Eum, vv.576 – 640 ): sono dunque l’uso della parola, la ricerca delle cause, i mezzi per individuare una possibile soluzione di una vicenda difficile, e questo è accettato anche da esseri demoniaci come le Erinni.
Per l’autore classico anche i mostri vivono nella civiltà della parola.
L’assoluzione di Oreste è il primo tassello per la ricomposizione di una serie di equilibri fra uomini e dei; il giovane torna alla sua casa e conserva il potere del padre ( Eum, vv. 754 – 776 ). Successivamente Atene placa le Erinni, conquistandole con la promessa della venerazione in territorio ateniese ( Eum, vv. 881 – 915 ); la vicenda si conclude con una processione ove partecipano, ora senza più contrasti, uomini e dei ( Eum., vv. 1021 – 1030) .
Molto, molto differente è ciò che capita all’eroe dei tempi moderni… Tornato in patria dopo un viaggio periglioso, Amleto sembra quasi aver dimenticato la sua vendetta; è infatti costretto a confrontarsi con la terribile visione del funerale dell’amata Ofelia
( Amleto, atto V, scena I ). Questa è il primo personaggio innocente a cadere, ma molto è il sangue che deve essere ancora versato: si prepara un duello truccato per eliminare lo scomodo principe di Danimarca. E a tale duello si verifica una vera e propria mattanza. Muoiono quasi tutti i personaggi principali della vicenda. Muore Gertrude, la madre di Amleto, uccisa per errore da re Claudio con il veleno destinato al giovane; muore Laerte, colpito dall’arma avvelenata che avrebbe dovuto uccidere il principe; muore Claudio, ucciso da Amleto, che ora non cerca tanto la vendetta per suo padre ma per la madre e la riparazione di un inganno; muore l’eroe Amleto, ucciso dalla stessa spada che ha ucciso Laerte ( Amleto, atto V , scena II ).
Non si conserva alcun potere legittimo in Danimarca, una famiglia intera si estingue, la giustizia, se si è realizzata, si è realizzata in modo casuale, nel bel mezzo di una carneficina che per il modo in cui si verifica appare quasi assurda. I personaggi muoiono perché i conflitti non sono affatto conciliabili, ma si cancellano con la cancellazione dei personaggi stessi.
L’autore classico, Eschilo, riesce a trovare, in un mondo caotico, elementi per ricomporre un ordine, più o meno stabile; l’autore moderno, Shakespeare, non è più in grado di fare tutto questo, perché in un ordine non crede più.
By andreacapasso // mercoledì, 09 aprile 2008+16:33
teatro, oreste - amleto
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