La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano

Da sempre nutro un certo sospetto nei confronti delle opere letterarie particolarmente osannate, delle novità che sconvolgono il mondo letterario, in particolar modo se la causa di tutti questi turbamenti è il testo partorito dalla mente e dalle dita di un esordiente. Sicuramente è l'indivia a farmi concepire tale reazione ( perchè diavolo, infatti, non pubblicano le MIE OPERE!?), tuttavia un po' di scetticismo dovrebbe essere salutare, in chi si mette in testa di criticare la letteratura.

Mi trovo, nel più terrificante calore napoletano a scrivere de La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, che risponde perfettamente alle caratteristiche di testo succitate. Questo giovane  dotto in discipline matematiche (  è laureato in fisica teorica) ha effettivamente stupito tutti con una storia da un gusto amaro e persistente, che resta sulle labbra dei lettori per diverso tempo; i protagonisti della vicenda sono Mattia ed Alice, la cui esistenza, o meglio la felicità della cui esistenza è irrimediabilmente compromessa da due eventi traumatici molto precisamente individuabili, che quasi meccanicisticamente li feriscono e li rendono diversi. Mattia perde, a causa di una propria ingenua crudeltà infantile, la propria sorellina diversamente abile; Alice, a causa di un incidente in montagna, resterà claudicante a vita. I giovani reagiscono ai loro danni fisici e morali continuando a danneggiarsi in altro modo, assumendo un comportamento autopunitivo, nel caso di Mattia,  o più semplicemente autodistruttivo, nel caso di Alice. Il giovane infliggerà per tutta la vita, in momenti di perdita del controllo del proprio disagio interiore, terribili ferite da taglio alle mani; la giovane rifiuterà gradualmente il cibo, diventando senza alcun dubbio anoressica.

I due sono diversi dal mondo, forse perchè danneggiati all'inizio della loro coscienza, forse perchè per natura estranei al resto dei coetanei, alla gente, alla norma. Sono diversi dagli altri e per questo molto simili fra loro, ma destinati a non avere la forza morale di toccarsi e fondersi reciprocamente, nè per essere realmente alleati, nè per essere veramente complici, nè per amarsi normalmente. Nonostante una loro reciproca ed antica armonia, sottolineata dall'Autore in una pagina molto felice dell'opera, Mattia ed Alice resteranno sempre strumenti dissonanti.

I nostri protagonisti seguiranno le loro sostanzialmente serene strade professionali, mentre la loro vita affettiva e sentimentale sarà sempre avvelenata dai dolorosi danni originali, dalla "manomissione" delle loro coscienze. I loro "amori" ( virgolette necessarie, dato che i loro rapporti sentimentali con l'altro sesso non arrivano ad una piena dimensione di amore) con i "normali" finiranno irrimediabilmente male, le loro amicizie non avranno mai un valore significativo.

Paolo Giordano fa scivolare questa amara storia con una scrittura molto sicura e insospettabilmente ( è strano e fastidiso dirlo, ma quasi eccessivamente) matura per un esordiente. Non ci sono eccessi di stile e di idee, solo un fluire calcolato ma felicemente incisivo, costruito con naturalezza e non privo di profondità e originalità. La costruzione narrativa si esplica in un'architerttura solidissima e senza cedimento alcuno. Il finale della vicenda è necessariamente aperto, a sottolineare il carattere irrisolto delle personalità e dei desideri dei due amari protagonisti.

By andreacapasso // domenica, 14 giugno 2009+16:00
prosa, paolo giordano, la solitudine dei numeri primi
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Ars dimicandi

Ecco un allegro link ad un sito di un'assocazione che si occupa di ricostruire e riprodurre antiche tecniche e discipline di combattimento:

http://www.arsdimicandi.net/index.htm

By andreacapasso // lunedì, 18 maggio 2009+20:41
, storiografia, ars dimicandi
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Gli incubi di Hazell - Leander Deeny

Oggi allegramente parlo del libro che mi ha tirato felicemente fuori da un terribile torpore....è dura, per chi ama la civiltà delle lettere, rendersi conto che tanti tanti e tanti testi sembrano confezionati solo per rendere le giornate più noiose dl solito.........Per fortuna che c'è Leander Deeny! il simpatico inglesotto ( perchè per scrivere un testo del genere devi essere un simpatico essere umano) sorprende i lettori postmoderni con una fiaba nera e ricca di ironia, tuttavia non dimentica, almeno nel finale, dei buoni sentimenti.

La storia vede la dolce ( o forse non troppo ) Hezell, bambina inglese un po' introversa, scaricata a casa ( in realtà un vero e proprio maniero, ormai totalmente decrepito) della zia Eugenia ( una lady, anzy, lady Pequierde),per permettere ai due coniugi delle serene vacanze in Egitto senza prole...

Lady Eugenia Pequierde si rivela, come già era accaduto in un precedente incontro, un essere odioso capace solo di odio, confusione mentale, disprezzo verso la piccola Hazell, che trova un po' di piacere in quel soggiorno ( ma solo un po!) nel contatto col cuginetto Isambarad, che tuttavia risulta sin troppo eccentico, nelle idee e nei comportamenti, per essere una sereno compagno di giochi....

Isambarad tuttavia metterà in contatto la piccola cuginetta con una serie di strane creature, d'origine incerta, che diventeranno sempre più importanti nella vicenda, sino a trasformare il soggiorno di una ragazzina presso la casa della zia in una sorta di fantastica passeggiata fra sogno e incubo.

Il nostro Leander Deeny srotola il papiro delle sue parole in modo fluido e semplice, condendo tutto con abbondanti momenti di ironia e qualche allegra soluzione stilistica. Lo stile è scorrevole e veloce, con un linguaggio abbastanza semplice ma non privo di una precisa eleganza. Frequenti sono paragoni e metafore divertenti e stranianti.

Nel complesso si tratta di un piccolo gioiellino che vi farà oscuramente sorridere più volte, colpendovi con un sorprendete finale.

 

By andreacapasso // mercoledì, 29 aprile 2009+14:28
prosa, leander deeny, gli incubi di hazell
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Machiavelli - Dell'arte della guerra

Ho trovato un link interessante che offre la possibilità di leggere l'opera completa di Machiavelli "Dell'arte della guerra":

http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_4/t92.pdf

By andreacapasso // domenica, 19 aprile 2009+12:13
prosa, machiavelli, dellarte della guerra
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Mathematics and Mathematical Astronomy

Segnalo un sito suggeritomi dal mitico ed inimitabile Fabio Milito Pagliara:

http://www.wilbourhall.org/

che contiene una valanga di testi dei matematica ed astronomia in greco, latino, arabo, sanscrito.............

Notevole!

By andreacapasso // sabato, 21 marzo 2009+11:29
astronomia, matematica, , prosa
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Il grande gioco russo - G.E. Janus

Il grande gioco russo (autore: G.E.Janus; ediz. Marotta & Marotta, 1993)è un romanzo di spionaggio, la cui vicenda si snoda in due momenti cruciali, uno pre ed uno post Perestroika. Occidente ed Oriente, blocco sovietico e Patto Altantico si fronteggiano mediente un continuo gioco di spie, omicidi e tradimenti. All'interno delle grandi pagine della Storia si inserisce la vicenda personale della spia sovietico /rumena  Irina, che dovrà scontare con la propria personale sofferenza l'avere una relazione con l'arcigno colonnello Suslov...

La venuta in Berlino ovest di Irina determina una serie di fatti luttuosi e conseguenze che avranno un'eco lontana, anche dopo la caduta del Muro...

Sulle tracce di Irina e, in contemporanea, alla ricerca del mistero dell'operazione "Vento di Russia" vi sarà il portagonista maschile del romanzo, ossia il Comandante Christopher Vernon, abilissimo agente al servizio di Sua Maestà britannica.

L'autore del romanzo, che scrive sotto la pseudonimo di G.E. Janus è, almeno in base a quanto ci dicono le bandelle dell'edizione Marotta & Marotta, uno dei massimi esperti dell'oscuro mondo dello spionaggio internazionale, nonchè abile giurista ed esperto di criminologia.

La vicenda narrata appare almeno di primo acchito, piuttosto interesante, anche se, a lungo andare, perde sostanziamente fascino e mordente, forse a causa di una serie tentati  di colpi di scena non proprio sorprendenti e ad una certa prevedibilità di situazioni.

Lo stile è semplice e di facile lettura, a volte in cerca di momenti di limitati "voli" che impreziosiscono occasionalmente il flusso delle parole.

Ciò che del testo funziona è proprio la sua sostanziale facilità e scorrevolezza, nonchè una prima parte pre Perestroika che risulta piuttosto ben congegnata strutturalmente. La seconda sezione del libro invece è caratterizzata forse dai momenti più scontati e da una generale "fine delle sorprese" , si dal punto di vista delle cose, sia di quello delle parole.

By andreacapasso // mercoledì, 11 marzo 2009+11:06
prosa, il grande gioco russo- ge janus
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Il diavolo in corpo - Radiguet

Un adolescente ama una donna di poco più grande. Francois, tale il nome del ragazzo, esce dalle tante stupidaggini della sua adolescenza, dalla farsa degli amorucoli a distanza, rivolti alle ragazzine, e si fa uomo incontrando  Marthe, la donna della sua vita. E' già promessa ad un certo Jacques, fidanzato impegnato nella Grande Guerra, distante col corpo e, da quanto subito si intuisce, nella sensibilità e nell'intelligenza. Marthe lo sposa, ma la sua relazione con Francois, dato il ritorno al fronte del marito, non è difficile. E questa è la cosa che più colpisce; Marthe riama Francois senza troppo problemi, e i due, fra piccoli giuochi e sotterfugi, riescono molto presto a vivere una passione stranamente più serena di quanto  si possa immaginare.

La società che li circonda intuisce e fa la scandalizzata, ma i drammi sembrano lontani, la felicità dei due infrangibile se non da qualche battibecco reciproco. Anche gli sporadici ritorni del marito Jacques non possono nulla contro il legame degli amanti; anzi il legittimo coniuge appare consapevole della distanza che lo separa dala sua sposa ( pur non sapendo del tradimento); non si creano scandali, non vi sono furibondi litigi, nessuna famiglia crolla e nessun onore si macchia palesemente.

Il vero problema è una gravidanza di Marthe, che pone Francois nella strana condizione di futuro padre adolescente, e che addirittura sembra portarlo a vedere qualcosa di diverso, di meno interessante, nella sua amante. Il figlio nato avrà il nome di suo padre, ed alcune complicazioni post parto decreteranno la fine di Marthe. Marito e amante si guarderanno e si conosceranno brevemente uniti nel comune dolore.

Il nostro Radiguet affronta un tema che, ai tempi, doveva risultare estremamente scabroso, assolutamente al di là di un sistema di valori ufficiale; la cosa che più colpisce il lettore è, al contrario, l'estrema naturalezza del fluire della vicenda. L'amore descritto appare simile a quello degli altri, delle persone normali con sentimenti normali, rivolti a partners normali. L'amore, per donne legittime o illegittime, nasce, pasce e muore allo stesso modo, e l'intensità appare indipendente dalla difficoltà o morbosità ( almeno agli occhi dei più) dell'avventura.

Francois ama Marthe e Marthe ama Francois. Punto e basta. Le parole degli altri, gli occhi della gente sono fuori, assolutamente fuori dalla storia. Ogni tanto qualche sguardo dà fastidio, qualche gesto sospettoso infastidisce, ma mai più di tanto.

La gelosia dei due è gelosia di una coppia qualsiasi; la sessualità dei due non ha il sapore del proibito, ma della tenera consuetudine; le carezze e i litigi sono quelli di tutti.

Questa naturalezza del tutto trova espressione in una prosa elegante, che alterna la liricità e calma serenità, nutrendosi di alcune appassionanti metafore ed in contemporaea di placide descrizioni di luoghi, passeggiate, consuetudini domestiche.

L'unico limite di questo piacevole e ben scritto romanzo è forse proprio la sua placidità sostanziale; Il diavolo in corpo resta al di sotto della grande arte proprio perché manca la sensazione e la percezione della potenza violenta dell'Amore; l'erotismo del testo risulta in bilico fra lo zucchero e il pepe, senza fare il gran salto in una dimensione specifica. Il risultato è la storiaelegante di un amore solo teoricamente pericoloso, che non ci fa annoiare, ma nemmeno piangere o urlare.

By andreacapasso // sabato, 31 gennaio 2009+18:21
prosa, radiguet, il diavolo in corpo
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Il venditore di armi - Hugh Laurie

Ebbene sì, il mitico Hugh Laurie, ossia colui che impersona il dottor Gregory House, ha scritto un libro...Sarà un'abominevole trovata commerciale, una buffonata, o la libera espressione di una personalità poliedrica? A me l'ardua sentenza....Ma andiamo con ordine: il libro tratta di Thomas Lang  ex poliziotto che, lasciato l'incarico, ha deciso di sbarcare il lunario in modo meno ortodosso, ossia accettando ingaggi ad alto tasso di adrenalina da chi ha la possibilità di pagarlo. Tuttavia non è un bastardo pronto a fare la pelle al primo che capita e così rifiuta un incarico da sicario...cosa che gli costerà complicazioni esistenziali e sentimentali, contusioni e il rischio della vita...

Il nostro Lang è un po' un House in versione militare, uno scapolo amante delle belle moto, esperto nel combattimento corpo a corpo, sorretto da un costante cinismo e da un umorismo assoluto che tutto corrode.....insomma, c'è da dire che il nostro Hugh sicuramente ha giocato sul " suo " personaggio, in modo da spingere il lettore verso una figura collaudata...il che potrebbe sembrare la cosa più banale eche si potesse fare ma, fidatevi, funziona....

La vicenda è particolarmente tortuosa, dopo una serie di peripezie iniziali sorrette da un ben preciso filo conduttore, ossia i movimenti di una femme fatale, si snoda in mille rivoli ed evoluzioni, a volte con buoni risultati narrativi e colpi di scena vari, a volte mettendo un po' troppa " carne sul fuoco".

Da sottolineare un aspetto interessante, quello stilistico: l'Autore adotta una scittura molto sciolta e brillante, costellata da espressioni spiritose e frasi frizzanti, nonché da similitudini caustiche, il che non fa che far sorridere felicemente il lettore non banale, che creca un po' di sano godimento dalla stile dell'opera. Tuttavia sottolineo che il brio stilistico tende  scemare dopo un centinario di pagine, sia per dare spazio a momenti di concitata azione sia perché, forse, gli sforzi di Hugh relativi al controllo stilistico non sono sempe stati costanti ( fatica del comporre?).

Indubbiamente Hugh Laurie ha saputo comporre un testo ricco di pregi ( buona trama, personaggio principale seducente, stile sornione e accattivante) che sembra abbia avuto solo positivi riscontri da parte del pubblico. La sua prima prova di scrittore risulta sicuramente convincente, anche se non si tratta di certo  di una  "sensazionale rivelazione" , se non per il fatto che un grande attore si sia dimostrato un buono scrittore.

 

By andreacapasso // lunedì, 12 gennaio 2009+21:27
prosa, hugh laurie, il venditore di armi
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Old boy - di Park Chan - wook

Una pellicola terrificante, perchè onirica e cruenta, umana e violenta, è Old boy, opera di Park Chan - wook (2003, Corea del Nord, su soggetto del manga di Tsujiya Garon)... Un uomo normale, Oh Dae - su, forse un po' più incasinato e fancazzista della media, viene sottratto alla figlia, alla moglie, agli amici, alla sua grigia routine da un inspiegabile rapimento, che lo confinerà in una sorta di blindato monolocale, per ben quindici lunghi anni. Non ci sono nemici da identificare, non ci sono apparenti responsabilità da individuare, non sono stati commessi reati o scelleratezze da parte del protagonista; la prigionia apparare una sorta di fato terrificante ed imperscutabile, un destino di assoluta ingiustizia accanitosi contro un uomo sin troppo normale. Chi può condannare un suo simile apparentemente innocuo, al massimo colpevole di qualche piccola dimenticanza verso un amico, qualche bastardata nel confronti di una partner, di una preceddenza non rispettata ai semafori, ad un incubo di isolamento e alinenazione durato quindi anni? Oh Dae - su, sempre più disumanizzato e dimentico della vita di fuori, se lo chiede spesso. Tenta il suicidio, prova la fuga....e non riesce in nulla di tutto questo. Tuttavia un giorno, all'improvviso, il nostro vecchio ragazzo, il nostro Old boy, si risveglia du un tetto, libero nella più grande prigione concepibile, ossia la sua città alienata e alienante, incapace di contenerlo, ora solo e imbestiato.

Ma il suo persecutore, la causa della sua assurda prigionia, è anche il suo liberatore, e disseminerà varie tracce per portare Oh Dae - su verso un incontro finale, opportunamente preparato per grandi rivelazioni. La strada che porterà il protagonista al suo persecutore è costellata di terribili indizi, scontri sanguinosi con i suoi ex aguzzini, contrasti con una realtà circostante in cui tutto sembra strano, all'uomo che è diventato il più strano in assoluto.

By andreacapasso // mercoledì, 03 dicembre 2008+17:36
cinema, old boy
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Trasferimento senza finire in coda???!!!!

Pubblico una mail inviatami dal mitico supermegarappresentante SICSI Fabio Milito Pagliara:

Pubblicata la sentenza del TAR Lazio contro il trasferimento in coda.

Siamo lieti di annunciare a tutti i Precari, dopo le battaglie sostenute in Parlamento, che i giudici delle terza sezione bis del Tar Lazio hanno accolto il ricorso presentato dall'ANIEF e dall'ANP per l'annullamento del decreto del ddg 17 marzo 2007 e della nota relativa che disponevano il trasferimento in coda per i docenti che avrebbero cambiato la Provincia all'atto dell'aggiornamento delle Graduatorie nel 2009.

Come avevamo detto in audizione in VII Commissione della Camera e come aveva sottolineato l'onorevole Russo del PD con la sua interrogazione, è stato ribadito il diritto costituzionale alla mobilità su tutto il territorio nazionale.

Ora impugneremo anche il bando di apertura delle graduatorie della provincia di Trento affinché i docenti vi si possano trasferire senza penalizzazione in coda.

Chiediamo a tutti i Pecari di continuare a sostenere l'associazione e a difendere questo diritto acquisito. L'Italia è ancora una Repubblica.



http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21409.html




--
Fabio Milito Pagliara
Salerno (SA)

By andreacapasso // sabato, 29 novembre 2008+18:29
scuola
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IL BLOG DI ANDREA CAPASSO

Blog di pericolosa evasione ed innocente autocelebrazione ( che spudorato, vero?)



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Nome: Andrea Capasso
Philologus et philosophus paganus pervicacissimus, modestamente. Re d'Italia, Principe delle Tenebre, superprofessore, scrittore postmoderno, eroe romantico un po'Jacopo Ortis, spietato seduttore un po' Visconte de Valmont, cavaliere della Tavola Rotonda.


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